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Viaggiando in aereo: volare dopo l’immersione

Volare dopo l’immersione

E’ noto da tempo che, per ridurre il rischio di MDD, devono essere rispettate alcune procedure per il volo dopo l’immersione.

La ridotta pressione che si riscontra nella cabina dell’aereo potrebbe, infatti, indurre alla formazione di bolle di azoto, proprio come accade durante la risalita al termine di un’immersione.

Le linee guida della Federal Aviation Administration hanno stabilito che i passeggeri delle linee aeree commerciali non dovessero essere esposti ad una pressione superiore a quella corrispondente a8.000 piedi (circa 2850 metri), a parte rare eccezioni.

La maggior parte dei velivoli moderni espone i viaggiatori ad atmosfere equivalenti ad un’altitudine di 5.000–7.000 piedi (circa 1800-2500 metri), cioè ad una riduzione pressoria intorno al 25%, che può essere equiparata come percentuale a quella che si verifica passando da-33 a-22 mt.

Se si è effettuata un’immersione poco prima di volare, l’azoto residuo ancora presente nell’organismo potrebbe causare, una volta sottoposto a minor pressione, sintomi di MDD.

Da qui la necessità di linee guida per evitare inconvenienti del genere.

Per anni, tuttavia, esse si sono fondate sulla base di concetti teorici privi di riscontri statistici, tant’è che permettevano il volo anche sei ore dopo un’immersione in curva di sicurezza, o 12 ore se il subacqueo si ritrovava nel gruppo B delle tabelle di immersione.

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Visto che tali regole avevano origine da disposizioni militari, un certo rischio di MDD, intorno al 1-2%, veniva considerato accettabile, cosa che non lo è certamente quando si incomincia a parlare di subacquei ricreativi che rientrano da una vacanza blu.

Raccomandazioni più concrete sono invece emerse fin dal primo workshop organizzato nel 1989 dalla Undersea and Hyperbaric Medical Society di Bethesda (USA), a cui parteciparono i più eminenti esperti di medicina iperbarica.

Dagli studi e dalle casistiche in loro possesso, si era evidenziato che tutti i casi di MDD riportati si erano verificati in un intervallo di tempo compreso nelle 24 ore successive all’immersione, quindi venne stabilita la regola di attendere almeno 24 ore prima di effettuare un volo aereo dopo un’immersione.

Queste disposizioni causarono un certo conflitto nel campo del turismo ed i subacquei si sentirono defraudati del loro ultimo giorno di immersioni, per cui nel 1991 vi fu un nuovo incontro, da cui scaturirono le seguenti linee guida:

-non volare per almeno 12 ore dopo una singola immersione in curva di sicurezza.

-estendere l’intervallo a 24 ore nel caso di immersioni multiple per più giorni consecutivi o immersione singola con decompressione.

-attendere più a lungo in caso di immersioni particolarmente impegnative con decompressione.

In questo stesso periodo, vennero promosse nuove indagini per avere conferma che le nuove normative fossero realmente in grado di minimizzare il rischio di MDD.

Alcuni subacquei furono sottoposti in camera iperbarica ad una “immersione” di 55 min. a 60 piedi (circa 20 mt.), quindi ad una situazione che simulava la pressione in altitudine.

Lievi sintomi di MDD si verificarono in coloro il cui intervallo di superficie era stato inferiore alle 10 ore, mentre se tale intervallo superava le 12 ore, non compariva alcuna sintomatologia.

Lo studio venne poi ripetuto, sempre in camera iperbarica, facendo partecipare i subacquei alla simulazione di 3 “immersioni” in curva (massima profondità 60 piedi, circa 20 mt.), intervallate da un’ora di superficie, e riducendo poi la pressione come accade in aereo.

Entro le 15 ore di intervallo di superficie tra ultima immersione e “volo” si riscontrarono casi di MDD, confermando che in caso di immersioni multiple per poter affrontare con tranquillità il volo aereo è necessario un periodo di attesa maggiore.

Gli studi sull’argomento sono continuati, ed attualmente viene confermata l’opportunità di attendere almeno 24 ore prima di accedere al volo aereo dopo una serie di immersioni, ed anche fino a 48 ore dopo immersioni ripetitive per più giorni consecutivi o con decompressione.

Bisogna tenere presente, a questo proposito, che alcuni modelli di computer subacquei meno recenti sono ancora programmati secondo direttive precedenti.

Per questo motivo, accanto al simbolino dell’aereo e alla scritta “No fly” sul display possono esserci riportate un numero di ore relativamente basse, ma è sicuramente necessario attendere per tempi più lunghi che l’azoto accumulato nei periodi passati sott’acqua venga effettivamente e completamente rilasciato dall’organismo.

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About Sergio Discepolo

Giornalista pubblicista, Underwater photographer, filmaker, freelance. Un passato (lontano) da Marketing Manager nel settore farmaceutico, poi una vita dedicata al mare o, meglio, il mare che mi ha fatto vivere la vita...

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